giovedì 23 agosto 2007

La casa dei giornalisti, esiliati


In Francia, precisamente a Parigi, in 35, rue Cauchy, c'è un'associazione, fondata nel giugno 2000 da Danièle Ohayon e Philippe Spinau, che aiuta i giornalisti che chiedono asilo politico. Questi uomini e queste donne hanno scelto di esercitare la
professione di giornalista e di sostenere la nobile causa della libertà di stampa e per questa ragione sono stati costretti a lasciare il proprio paese contro la loro volontà. Solo i giornalisti possono beneficiare dei servizi e dell’appoggio della MDJ. Il compito di scegliere i candidati è stato delegato all’associatione “Reporter Senza Frontiere”.

Giornalisti esiliati di tutti i continenti
Dal 6 maggio 2002, data di apertura della MDJ, sono stati accolti circa 80 giornalisti provenienti dai seguenti paesi: Algeria, Armenia, Bangladesh, Bielorussia, Birmania, Cameroun, Cina, Congo, Costa D’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Cuba, Chad, Haiti, Pakistan, Siria, Togo, Tunisia e Yemen. Si tratta più spesso di uomini che di donne e l’età media è di 37 anni; la maggior parte di essi viene dal mondo della stampa e ha un’esperienza professionale che supera i dieci anni. La MDJ accoglie 30 all’anno (15 persone ogni 6 mesi).
Sei mesi di sostegno dal momento dell’esilio
La Maison des journalistes è nata a Bobigny (Seine St Denis) e ha preso possesso dei suoi locali definitivi a Parigi in rue Cauchy 35 (15° distretto) il 1 novembre 2003. Il nuovo edificio è stato costruito all’interno di una vecchia fabbrica in disuso, concessa dal Comune di Parigi e restaurata per ospitare la sede dell’associazione e le 15 camere a disposizione dei giornalisti.I giornalisti possono restarvi per un periodo massimo di sei mesi, periodo che corrisponde al tempo medio d’attesa per ricevere lo statuto di rifugiato. In seguito alla fuga il giornalista ha bisogno di sostegno, di un luogo dove poter ricevere consigli e di tempo per riflettere.

La MDJ offre ad ogni giornalista:• una camera singola; • un buono pasto di 8,50 € al giorno; • un abbonamento mensile per i trasporti urbani; • una carta telefonica al mese per un valore di 15 €;• la partecipazione alla redazione di un giornale;• attività culturali.

La solidarietà dei media francesi
La solidarietà dei media francesi (la stampa e i mezzi di comunicazione audiovisuali in generale) si esprime concretamente attraverso il finanziamento del 50% delle spese di funzionamento dell’associazione. L’altra metà è finanziata dal Fondo Europeo per i Rifugiati (concesso dalla Commissione Europea). Tutte le stanze dei residenti portano il nome di uno dei media.La redazione di un giornaleI giornalisti che risiedono alla MDJ realizzano ogni trimestre un giornale : « l’Oeil del’exilé » (« L’occhio dell’esiliato »). Questo lavoro periodico permette loro di praticare la professione che gli appartiene, oltre che di comprendere i meccanismi della stampa francese. Esiste anche una versione radiofonica del « Œil de l’exilé ».
Progetti futuri
La MDJ si propone di promuovere la creazione di altre strutture simili in tutta Europa al fine di dare vita ad un vera e propria “rete”. In Francia, sono già in atto diversi partenariati con scuole di giornalismo e altri organismi di formazione.
(Nella foto Philippe Spinau, direttore dell'associazione)

martedì 21 agosto 2007

Caso E-polis, forse una svolta


Sembra profilarsi una svolta nella vertenza del gruppo E-Polis dei 15 quotidiani a distribuzione mista, le cui pubblicazioni sono state sospese dal 17 luglio scorso con oltre 130 giornalisti messi in cassa integrazione. In serata si è svolta a Cagliari un'assemblea convocata dal cdr, alla quale ha partecipato anche il presidente della Fsni Franco Siddi. L'editore Nicola Grauso, proprietario del Gruppo, aveva annunciato, con un sms ai giornalisti, importanti novità. Secondo alcune indiscrezioni, pubblicate oggi sul sito «altravoce.net», sarebbero in corso trattative di cessione. Tra gli acquirenti indicati, l'imprenditore trentino Alberto Rigotti, fondatore della banca d'affari Abm Network e vice presidente della Infracom, che - stando al sito Internet - avrebbe già concluso trattative per 50 milioni di euro con Grauso, aggiudicandosi la proprietà di maggioranza della catena editoriale. Sempre secondo la testata on line, sarebbero in corso contatti anche con altri gruppi editoriali. I giornalisti di e-Polis potrebbero, quindi, ritornare molto presto al lavoro o dalla fine del mese di agosto o dall'inizio di settembre.

LEVI AD ABRUZZO, MAI PARLATO DI ABROGAZIONE ORDINE

Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenze del Consiglio con delega all'informazione e all'editoria, replica a Franco Abruzzo che aveva commentato le sue dichiarazioni pronunicate in dibattito di «Cortina Incontra», dedicato alla crisi dei giornali, affermando di non aver mai parlato di abrogazione dell'ordine dei giornalisti: «A Cortina ho detto che, come dimostrano con chiarezza le esperienze dei diversi paesi, ci può essere grande giornalismo con o senza un ordine professionale. Ho aggiunto che il testo unico dell'editoria per il quale il governo chiederà una delega al Parlamento, si dovrà occupare, nel quadro della sistemazione dell'intera normativa sull'editoria, anche dell'Ordine, ma ho precisato che la riforma dell'Ordine è questione che riguarda e compete innanzitutto ai giornalisti». «Ti sembrano affermazioni scandalose -domanda Levi ad Abruzzo- Dove ci leggi l'annuncio della prossima abolizione dell'Ordine? E dove le trovi in contraddizione con quanto ti ho scritto l'ultima volta? Davvero, credo che abbiamo tutti tanto lavoro da fare e da fare possibilmente insieme. Ma non creando inutili allarmi». Abruzzo prende atto delle parole di Levi e specifica di aver voluto rispondere a quanto riportato delle affermazioni dello stesso Levi in un lancio di agenzia che, scrive, «non riportava le tue parole precise e che io ignoravo». Abruzzo definisce comunque di «ampiezza allarmante» la «delega che il Governo ha chiesto al Parlamento sul piano della 'attuazione delle norme costituzionali in tema di libertà di manifestazione del pensierò» e suggerisce, come «opportuno», un incontro di Levi con Lorenzo Del Boca, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, «anche per sgomberare il terreno dagli equivoci, creati dai documenti curati nel dicembre 2006 dal professor Cheli e dalla stesura del ddl sull'editoria del 3 agosto nella parte in cui trasferisce all'Agcom la registrazione delle testate, togliendola ai Tribunali, norma voluta dai padri costituenti», conclude Abruzzo.

martedì 22 maggio 2007

Antonio Castro al ballotaggio, Ari-vota Antonio vota Antonio



Roma, 22 maggio 2007


Ecco i dati relativi ai risultati ufficiosi di stanotte delle elezioni per l’Ordine dei giornalisti del Lazio e per il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti va corretto il numero dei voti riportati da Fiorenza Sarzanini risultata seconda con 501 voti, e non 355.




Ordine dei giornalisti del Lazio


Votanti n. 1.171 professionisti.

Quorum 586.

Da eleggere n. 6 professionisti

Hanno riportato voti: Bruno Tucci (781), Filippo Anastasi (589), Federica Sciarelli (586), Claudio Rizza (481), Ignazio Ingrao (451), Daniele Mastrogiacomo (442), Massimo Signoretti (255), Andrea Buonocore (217), Luigi Massi (146), Giovanni Alibrandi (137), Sabrina Fantauzzi (137) e Antonio Brindisi (23).

Sono stati proclamati eletti Bruno Tucci (781 voti), Filippo Anastasi (589) e Federica Sciarelli (586).

Per effetto dei risultati sono stati ammessi al ballottaggio domenica 27 maggio (h. 10,30-13) e lunedì 28 maggio (h. 16-21,30):

Claudio Rizza (481), Ignazio Ingrao (451), Daniele Mastrogiacomo (442), Massimo Signoretti (255), Andrea Buonocore (217) e Luigi Massi (146).
Per i Revisori dei Conti hanno riportato voti: Alberta Del Bianco (534), Mario Calderoni (476), Franco Albanese (200) e Francesco Nati (168).

Per effetto dei risultati nessuno è stato proclamato eletto, ma sono stati ammessi al ballottaggio domenica 27 maggio (h. 10,30-13) e lunedì 28 maggio (h. 16-21,30):
Alberta del Bianco, Mario Calderoni, Franco Albanese e Francesco Nati.

N.B. Per i pubblicisti non vi sarà il ballottaggio perché sono stati proclamati eletti tutti e tre gli uscenti Gino Falleri, Maria Francesca Genco e Franco Rosati.



Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti



Votanti n. 1.171 professionisti.

Quorum 586.

Da eleggere n. 15 professionisti.

Hanno riportato voti:

Vittorio Roidi (565), Fiorenza Sarzanini (501), Luciano Fraschetti (477), Marco Politi (442), Norma Rangeri (440), Marco Tosatti (433), Francesco De Vito (412), Ida Baldi (395), Elisa Anzaldo (391), Giuseppe Morello (386), Silvano Rizza (376), Giuseppe Mennella (366), Paola Spadari (366), Pierluigi Franz (355), Paolo Trombin (345), Nicola Graziani (345), Enzo Iacopino (261), Massimo Signoretti (260), Cesare Pucci (245), Marco Frittella (239), Valentina Bendicenti (159), Marco Nese (155), Adriano Bonafede (149), Salvatore Izzo (140), Francesca Sanipoli (139), Antonio Castro (134), Fabrizio Frullani (130), Gianluigi Gualtieri (107), Emanuele Carioti (102), Titta Notarianni (96) e Ugo Degl'Innocenti (31).


Per effetto dei risultati nessuno è stato proclamato eletto, ma sono stati ammessi al ballottaggio domenica 27 maggio (h. 10,30-13) e lunedì 28 maggio (h. 16-21,30):
Vittorio Roidi (565), Fiorenza Sarzanini (501), Luciano Fraschetti (477), Marco Politi (442), Norma Rangeri (440), Marco Tosatti (433), Francesco De Vito (412), Ida Baldi (395), Elisa Anzaldo (391), Giuseppe Morello (386), Silvano Rizza (376), Giuseppe Mennella (366), Paola Spadari (366), Pierluigi Franz (355), Paolo Trombin (345), Nicola Graziani (345), Enzo Iacopino (261), Massimo Signoretti (260), Cesare Pucci (245), Marco Frittella (239), Valentina Bendicenti (159), Marco Nese (155), Adriano Bonafede (149), Salvatore Izzo (140), Francesca Sanipoli (139), Antonio Castro (134), Fabrizio Frullani (130), Gianluigi Gualtieri (107), Emanuele Carioti (102), e Titta Notarianni (96).

mercoledì 16 maggio 2007

Vota Antonio, Vota Antonio Castro


Tra i colleghi dell'Altra Lista c'è anche Antonio Castro, responsabile di Quarto Potere Roma. Ecco il suo messaggio:



La prima cosa che gli amici colleghi mi hanno chiesto è: “Perché ti candidi? Non sei stufo di questo schifo?”. Paradossalmente è proprio lo schifo che provo per come è stato gestito l’Ordine e il sindacato in questi ultimi anni ad avermi convinto a mettermi in gioco. Sono 18 anni che “mi agito” in questa categoria. E le cose da allora non sono certo migliorate.


L’Ordine viene vilipeso continuamente, e questo non mi sta bene. Per non parlare di come è gestito il nostro Sindacato. Sono oltre 800 giorni che non riescono a trascinare gli editori al tavolo della trattativa. E le poche occasioni buone per costringere il Palazzo a schierarsi con noi (come le elezioni politiche dell’aprile 2006) sono state sprecate. Volutamente sprecate.


Così quando alcuni colleghi di varia estrazione e orientamento mi hanno chiesto di prendere parte ad un’Altra Lista – per il Consiglio nazionale dell’Ordine – ho apprezzato e accolto l’idea di fare squadra comune per scardinare rendite di posizione (e di poltrone) che hanno portato all’immobilismo la nostra categoria.
Dobbiamo essere sinceri. Da troppo tempo facciamo finta di non vedere. Facciamo finta di non vedere che le nostre retribuzioni non sono più quelle di dieci anni fa. Facciamo finta di non vedere che c’è un esercito di colleghi precari che preme alle porte delle redazioni. Facciamo finta di non vedere che a lungo andare la stabilità del nostro istituto di previdenza, l’Inpgi, salterà. Facciamo finta di non vedere che il governo ha messo mano ad una riforma dell’editoria che può contenere i germi dell’annullamento della professione. Facciamo finta di non vedere che il sindacato è vittima di accordi occulti e censure preventive nell’attaccare una parte politica. Facciamo finta di non vedere che destra e sinistra non amano una stampa libera ed indipendente.


Ho davanti almeno 25 anni di lavoro. Ma già oggi sono stufo di essere additato - in quanto membro della “casta” giornalistica - come un privilegiato, uno spione, uno scansafatiche, un servo del potere. Non sono nulla di tutto questo. Sono un professionista serio. Non sono al soldo dei servizi più o meno segreti. Lavoro almeno 12 ore al giorno. Non parteggio per alcuna parte politica quando faccio il mio lavoro.
Però mi rendo conto che per colpa di alcuni (pochi) tutti noi siamo additati come la peggior feccia della società. La gente che conosco – e che lavora in redazione – per la stragrande maggioranza è come me. Poi ci sono i “soloni” della rappresentanza che l’ultimo articolo lo hanno scritto nel 1936…


Come possono Lor Signori capire i problemi di un quarantenne espulso dal mercato del lavoro? Già oggi ho ben presente che la mia pensione non sarà sufficiente per garantirmi una vecchiaia dignitosa. Sempre che nei prossimi lustri continui a rientrare tra i fortunati che avranno ancora un contratto di lavoro.


Se non cominciamo seriamente a pensare a come riformare la nostra professione – chiedendo ai colleghi cosa vorrebbero e cosa farebbero loro – rischiamo di essere spazzati via in tempi neppure troppo lunghi. Se non ricostruiamo la nostra immagine pubblica – riguadagnando credibilità e autonomia – nessuno alzerà un dito a nostra difesa. Dobbiamo diventare terzi dal potere (economico e politico) e ridare alla nostra professione il prestigio che abbiamo perso. E poi dobbiamo immaginare come sarà il mestiere di giornalista tra 20, 30, 50 anni. Solo così saremo in grado di opporre agli editori una nostra strategia. Servono nuovi strumenti contrattuali, nuovi istituti di categoria che ci garantiscano. Inpgi e Casagit vanno bene. Ma vanno implementati con altri strumenti e, forse, nuovi istituti, per garantire i colleghi, soprattutto i precari.
Bisogna avere coraggio – in questo momento delicato di transizione – per immaginare una nuova figura di giornalista. Ci avventuriamo in un’era professionale dove, forse, il Cnlg che conosciamo non esisterà più. I segnali che ci arrivano dalla Federazione degli Editori sono chiari. E preoccupanti. Se vogliamo avere un futuro dobbiamo batterci adesso con tutte le forze per tutelare la figura del giornalista. Anche andando a pestare i piedi a qualche “poltronaro” della categoria. Anche disturbando i giochi dei Signori della politica.


Non ho idea se riuscirò, insieme agli altri colleghi de L’Altra Lista, ad essere eletto. Di sicuro continuerò a battermi - nella mia quotidiana vita redazionale - perché nessuno possa mai affibbiarmi l’appellativo di “servo del potere”, “raccomandato”, “nulla facente” o “spione”.


Vi aspetto al seggio domenica e lunedì.


Antonio Castro

Votate tutti l'ALTRA LISTA

Se volete cambiare L'Ordine votate tutti i colleghi dell'ALTRA LISTA
Diverse sigle e vari colleghi romani si sono raggruppati – alla vigilia delle elezioni per il Consiglio nazionale dell’Ordine – per dare vita all’Altra Lista. Dentro c’è un po’ di tutto: destra, sinistra, centristi e agnostici. Ma c’è soprattutto la volontà comune di lanciare un segnale: siamo stufi di non essere rappresentati. Ci accomuna la volontà di scardinare rendite di potere e di posizione che non hanno fatto molto per la categoria in questi anni.

Candidati de L’Altra Lista del Lazio al Consiglio nazionale dell’Ordine
PROFESSIONISTI (scheda SALMONE) – si possono votare fino a 15 preferenze

Valentina BENDICENTI
Adriano BONAFEDE
Emanuele CARIOTI
Antonio CASTRO
Pierluigi FRANZ
Marco FRITTELLA
Fabrizio FRULLANI
Gianluigi GUALTIERI
Enzo IACOPINO
Salvatore IZZO
Marco NESE
Titta NOTARIANNI
Cesare PUCCI
Francesca SANIPOLI
Massimo SIGNORETTI


Nel Lazio si vota il 20 maggio (dalle ore 10,30 alle 13) e il 21 maggio (dalle ore 16 alle 21,30) al Circolo Montecitorio in via dei Campi sportivi 5, Roma.

sabato 12 maggio 2007

Si vota per il rinnovo dell'Odg


L'Assemblea per le elezioni dei Consiglieri e del Collegio dei Revisori dei Conti del Consiglio regionale dei giornalisti del Lazio e dei componenti del Consiglio nazionale dell’ Ordine è convocata, in sede, per domenica 13 maggio 2007 dalle ore 10.00 alle ore 18.00 in prima convocazione e, in seconda convocazione, per:


Domenica 20 maggio 2007 dalle ore 10.30 alle ore 13.00 e Lunedì 21 maggio 2007 dalle ore 16.00 alle ore 21.30 presso il Circolo Montecitorio in RomaVia dei Campi Sportivi, 5 (Acquacetosa)nonché per l’eventuale votazione di ballottaggio Domenica 27 maggio 2007 dalle ore 10.30 alle ore 13.00 e Lunedì 28 maggio 2007 dalle ore 16.00 alle ore 21.30 presso il Circolo Montecitorio in RomaVia dei Campi Sportivi, 5 (Acquacetosa).


Bisogna presentarsi direttamente al seggio elettorale esibendo l’allegato certificato unitamente alla tua tessera professionale o ad altro documento di riconoscimento. L'Assemblea, in prima convocazione, è valida soltanto se è presente il 50% degli iscritti nei rispettivi elenchi.

lunedì 30 aprile 2007

Primo maggio, l'appello dell'Fnsi


Ecco cosa scrive l'Fnsi in occasione della festa dei lavoratori. «La Federazione Nazionale della Stampa ha rivolto un appello alle lavoratrici ed ai lavoratori, alle Confederazioni sindacali ed alle Istituzioni perchè sostengano la vertenza contrattuale dei giornalisti. La Fnsi ha chiesto che il testo sia letto durante le manifestazioni organizzate dai sindacati in occasione della Festa del lavoro». È quanto si legge in una nota della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Ecco il testo: «Care lavoratrici, cari lavoratori, i giornalisti italiani partecipano quest'anno alla festa del lavoro con un particolare impegno nella salvaguardia del diritto alla contrattazione, alla sicurezza e alle tutele sociali. Da 793 giorni gli editori dei giornali grandi e piccoli, quotidiani e periodici, rifiutano l'inizio stesso della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale, applicato anche nelle altre aziende dell'informazione nazionale. Il Sindacato dei giornalisti ha inutilmente manifestato la disponibilità a confrontarsi con il cambiamento del sistema della comunicazione e la conseguente trasformazione della nostra professione. Il Governo per quattro volte ha proposto tavoli di confronto che sono stati respinti dalla Federazione degli Editori con la pretestuosa motivazione che i giornalisti non sono pronti a rinnovare le loro regole professionali». «La Federazione della Stampa -continua il comunicato- ritiene che questa situazione rappresenti un pericolo per i diritti fondamentali del mondo del lavoro, tenendo conto che tra gli azionisti dei gruppi editoriali vi sono i proprietari delle maggiori aziende del nostro Paese. I giornalisti hanno attuato finora ben 16 giornate di sciopero nazionale ed un numero molto alto di astensioni a livello aziendale, con un conflitto che si aggrava e si estende. Per questo, nel giorno della Festa del lavoro, rivolgiamo un appello ai cittadini, alle Confederazioni Sindacali e alle istituzioni perchè sostengano la lotta dei giornalisti per il rinnovo del contratto. La Fnsi ha deciso di sospendere le iniziative di mobilitazione in un primo tempo previste per ieri 30 aprile. Abbiamo infatti ritenuto di dover garantire l'informazione in occasione del 60° anniversario della strage di Portella della Ginestra e alla vigilia della Festa del lavoro. Se la situazione non cambierà- conclude Fnsi- purtroppo saremo però costretti ad attuare nuovi scioperi. Siamo certi che ci comprenderete e ci sosterrete».

Siete d'accordo?

Gli editori piangono ma intanto incassano i soldi dello Stato


Gli editori piangono miseria e parlano di crisi del settore: intanto incassano, a vario titolo, 600 milioni di euro all’anno dallo Stato e vantano bilanci con ricchi utili. C'è qualcosa che non va nell'editoria. Di sicuro c'è qualcosa che non funziona nel sindacato: per rinnovare un vertice poco incisivo e che ha commesso gravi errori sul fronte contrattuale, Quarto Potere si costituisce anche a Roma. E chiede ai colleghi cosa pensano di questa vertenza. A cosa sono disposti a rinunciare e cosa propongono di fare. Le proposte, le idee, i commenti si possono inviare online al blog o all'indirizzo mail quartopotereroma@gmail.com

Perché stiamo presenti anche nella Capitale


Recentemente un gruppo di giornalisti romani ha raccolto l'invito a dare vita - anche nella Capitale - al movimento. Una pattuglia di giornalisti stufa di sentirsi ripetere sempre le solite cose dalle solite persone. Tra noi ci sono giornalisti professionisti assunti a tempo indeterminato, colleghi che saltano da un contratto ad un altro, giovani alla ricerca di una qualche collocazione.


E diamo a tutti la possibilità di intervenire online con questo blog. Siamo preoccupati per il futuro di questo mestiere e per le nostre prospettive professionali. Il copia/incolla sembra diventato la regola e gli editori fanno di tutto per portare ad esaurimento la nostra pazienza. Nel sindacato, del resto, notiamo troppe contiguità e poca incisività. Siamo ancora in attesa di capire come mai lo sciopero lungo (quello dello scorso Natale) non sia stato proclamato prima delle elezioni politiche della primavera scorsa.


La decisione della Fnsi di rompere le trattative per un contratto-ponte, avvenuta in quell’ormai lontano 4 novembre 2005, è stata un grave errore. Oggi avremmo con ogni probabilità il nostro contratto rinnovato e - magari - in una successiva trattativa, coinvolgendo anche il governo, saremmo riusciti a spuntare maggiori tutele per i colleghi precari. Quasi tutti noi abbiamo attraversato l'inferno della disoccupazione. Ricordiamo bene quei giorni, e ci sono colleghi che, purtroppo, ancora combattono tra una collaborazione, un contratto a termine e un periodo di fermo forzato. Sta di fatto che, in questa vertenza contrattuale, sono stati già fatti 16 giorni di sciopero dei quotidiani senza riflettere sulla strategia per arrivare a un rinnovo in cui rischiamo di doverci solo difendere rispetto alle richieste degli editori, che pretendono più flessibilità volendo anche risparmiare sul costo del lavoro.


Nel frattempo, non si è lanciato neppure un vero e proprio stato di agitazione della categoria per convincere il governo a trascinare al tavolo delle trattative gli editori. Eppure, ogni anno lo Stato italiano sborsa oltre 600 milioni di euro in sovvenzioni all'editoria. E, in diverso modo, tutti i mezzi d’informazione ne usufruiscono. Negli ultimi 40 anni i giornalisti hanno fatto da laboratorio politico e sociale a tutte le innovazioni (belle e brutte) d'Italia. Siamo stati apripista nell'assistenza sanitaria complementare (Casagit), pionieri nella previdenza privata (Inpgi), sperimentatori a partire dal lontano 1987 per la previdenza integrativa (Fpcgi). Nel 1995 i contratti a termine sono fioriti nei giornali quando ancora la Legge Biagi era solo una teoria universitaria. I precari sono stati partoriti proprio dalla nostra categoria.


Se in passato - dopo un periodo da abusivo - si poteva ambire a diventare praticante, oggi questo meccanismo si è inceppato. Nelle redazioni si entra solo su "invito" e guai a non avere un bel documento che attesti la pratica di stagista. I praticanti a tempo indeterminato sembrano diventati una razza in via d'estinzione. Per non parlare del normale turn over nelle redazioni. E, anche ammesso che si riesca ad entrare in una scuola, superato l'esame è un'impresa ciclopica trovare un lavoro (pagato). Il governo intanto discute su come cambiare assetto al sistema dell'editoria. E a parte un formulario in burocratese noi, i diretti interessati, siamo lasciati al margine.


Temiamo che i giochi - sulla nostra pelle - verranno fatti da altri: poi noi dovremo subirne le conseguenze. Se è vero che l'Inpgi ha oltre 16mila iscritti paganti - che ogni mese versano i contributi - è altrettanto vero che i colleghi che lavorano ogni giorno per la magica macchina dell'informazione italiana sono almeno tre volte tanti: di cui molti senza regolare contratto. Il sindacato - dopo tanti giorni di sciopero negli ultimi 2 anni - appare un'entità lontana e ostile. Comunque non attenta ai veri problemi delle redazioni. E intanto i poveri colleghi che si prestano a fare parte dei Cdr - non è un mistero - subiscono vessazioni e attacchi personali dai direttori e dai rappresentanti delle aziende dove lavorano. In alcune testate è diventata un'impresa trovare candidati per rappresentare i colleghi.


Gli editori declamano ai quattro venti lo stato di crisi del settore ma poi sfornano bilanci miliardari a rotta di collo. C'è qualcosa che non va nell'editoria. Di sicuro c'è qualcosa che non funziona nel sindacato. Forse è il caso di cambiare anche le forme di lotta. C'è bisogno di una scossa e d'interrogarci per capire cosa sarà della nostra professione tra 10, 20 o 30 anni. Gli editori i loro calcoli li hanno già fatti. Se non proviamo ad immaginare il nostro futuro rischiamo di essere espulsi o peggio ancora macinati da un meccanismo diabolico.



Vogliamo cambiare il sindacato. Ma vogliamo soprattutto capire cosa i colleghi pensano di questa vertenza. A cosa sono disposti a rinunciare e cosa propongono di fare. Tra tante teste verrà fuori pure una buona idea... Se sei stufo anche tu, leggi il nostro blog: http://quartopotereroma.blogspot.com/. E intervieni proponendo un tema. Se giri questo messaggio ai tuoi colleghi ci farai (e ti farai) un favore

Documento elaborato da Antonio Castro con i colleghi del Coordinamento per la costituzione di Quarto Potere Roma